NEGAZIONE – niente scompare

La fine dell’ultimo racconto mi ha portato alla memoria i negazione. Molti anni fa mi regalarono una decina di piccoli adesivi del gruppo, li lasciai stagionare per diversi anni, anche perchè non ho mai avuto l’abitudine di mettere adesivi da nessuna parte. Poi ne ho messo uno sul casco, e come per incanto è diventato il casco più bello del mondo!
Qualche tempo fa ho scritto qualcosa su di loro, una modestissima opinione, che ho deciso di riportare qui.
Chi non apprezza questo genere difficilmente potrà capire di cosa sto parlando, ma io ci provo lo stesso. Tra l’indifferenza generale, anche perché in Italia certa musica non è mai stata capita, nella città di Torino tra gli anni 80 e 90 si sviluppò un fenomeno musicale tutto nostro: l’Italian hardcore. Intendiamoci, l’hardcore punk è comunque d’importazione, ma a Torino, e in Piemonte in generale, prese un’impronta così definita e particolare che venne molto seguita ed apprezzata, anche all’estero, il motivo è che riuscirono ad inventare qualcosa di nuovo. I nomi furono quelli degli Indigesti, i Nerorgasmo, Declino, Kollettivo etc. ma soprattutto i Negazione, che si distinsero per sonorità, struttura delle canzoni (più complesse e con cambi di ritmo), originalità (non si fecero problemi nel fare parti acustiche), bellezza dei testi (scritti quasi tutti in italiano) e il cantato di Zazzo. Anche a distanza di molti anni, il gruppo si sciolse definitivamente nel 92, la loro influenza resta talmente forte che molti nomi, anche di fama mondiale (ad esempio i green day) li citano come fonte di ispirazione e molti altri ne suonano tuttora i loro pezzi dal vivo (posso assicurarlo, li ho sentiti io!). Quella dei Negazione non fu solo musica, ma incarnarono sotto il profilo umano quella che in gergo si chiama “attitudine”, rifiuto degli interessi commerciali, logiche conformiste di sistema, mainstream e molto altro. Tendenze e filosofie che molti professano ma che in pochi conservano, magari diventando rivoluzionari/milionari del disco. Rincarando la dose, possiamo dire che se molte band misero furbescamente da parte il fervore ribelle iniziale per diventare esattamente quello contro cui urlavano, questo non successe ai Negazione, rimasti coerenti fino alla fine, che, se pur corteggiati da importanti etichette, preferirono sciogliersi per sempre più che rinnegare loro stessi. I loro LP / EP (ebbene si.. vinili!!) sono pressoché introvabili, ma se vi sforzate un pò, e se non mi leggerete tra dieci anni, potrete ancora trovare il cofanetto “il giorno del sole” che racchiude i loro 2 lavori più significativi: “condannati a morte nel vostro quieto vivere”, “Lo spirito continua”, il singolo che gli dà il nome, più un libricino con foto e testi, molto intensi e poetici, scritti dai tre restanti membri del gruppo, visto che il quarto, il loro batterista più importante, Fabrizio Fiegl, è morto nel 2011, ed “il giorno del sole” è dedicato a lui, con l’intento che il figlio di Fabrizio possa capire chi era davvero il padre.
Voglio aggiungere qualcosa rispetto a quanto scritto nel mio vecchio articolo. C’era qualcosa che non mi tornava, non riuscivo a capire perchè i negazione mi piacessero così tanto, non solo a me ovviamente. Di belle canzoni ne fanno in molti ma loro avevano qualcosa in più, quella magia, quella capacità di toccare qualche tasto nascosto dentro.
La risposta più convincente l’ha trovata una ragazza, Cristina:
“Perché Negazione scava dentro: non è politica e non è sociale, ma apre le porticine scure nascoste nell’interno di ognuno di noi ed è proprio là che avviene la battaglia. Negazione non è Milano – Bologna – Roma. Negazione porta il marchio di Torino, dove l’angoscia di vivere diventa poesia” (Cit. Cristina Mun, Virus Occupato Milano)
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